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IL GAZZETTINO (http://www.ilgazzettino.it/)
Venerdì 6 Febbraio 2009, pagina 8

TREVISO Un’agenzia di pompe funebri promuove un nuovo modo di elaborare il lutto
Il caro estinto può diventare un diamante da portare al collo o al dito, come ricordo


Treviso
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Indossare il caro estinto o portarlo al dito sottoforma di diamante. Racchiudere in una pietra preziosa le spoglie del congiunto da incastonare in un anello; da oggi il diamante che impreziosisce il collo della signora potrebbe essere il ricordo del marito. L’idea arriva dalla vicina Svizzera dove si trova la ditta Algordanza, parola che significa “ricordo” nella lingua locale, che si occupa della trasformazione delle ceneri umane in diamanti che, naturalmente, saranno unici ed irripetibili, come la persona da cui provengono. A portare in Italia la nuova frontiera dell’immortalità due imprenditori, il triestino Walter Mendizza di 55 anni e Christina Sponza 37enne di Monfalcone. Con un socio romano, i due hanno aperto a Roma la prima sede italiana di Algordanza (www.algordanza.it) e dei Diamanti della Memoria; a partire da Lazio e Friuli Venezia Giulia è iniziata la diffusione della proposta e così via fino ad arrivare in Veneto con l’obiettivo di coprire l’intera penisola. «La proposta piace»: lo confermano dalle Pompe Funebri Frè di Gaiarine, nella Marca, al confine con il Friuli, la prima ditta Veneta del settore ad aver aderito alla proposta. Michael Cozzolino, che ha già iniziato a testare l’idea, continua: «Piace soprattutto alle generazioni più giovani, tra i 30 e i 50 anni, che vedono nella proposta un modo diverso sia di elaborare il lutto che di mantenere la memoria e il ricordo delle persone più care. Un modo per superare un tabù e, volendo, anche una provocazione».

Come funzionerà? Le onoranze funebri saranno il tramite e faranno arrivare le ceneri del defunto direttamente nei laboratori Svizzeri, dove verranno trasformate in diamante. A quel punto la pietra preziosa tornerà in Italia, per mezzo della sede italiana di Algordanza fino alle onoranze funebri di riferimento e, naturalmente, ai parenti. Non appena ricevute, le ceneri vengono contrassegnate con un numero progressivo, catalogate ed analizzate nei laboratori aziendali. Con dei procedimenti chimico-fisici viene estratto tutto il carbonio, l’elemento essenziale da cui si svilupperà il diamante, e trasformato in grafite. Attraverso notevoli pressioni ed alte temperature raggiunte in appositi macchinari, viene prodotto il diamante grezzo, poi tagliato in diverse forme. A questo punto la pietra preziosa, di colore generalmente bianco ma che può avere anche differenti gradazioni di blu, prende la forma desiderata. Tempo di lavorazione e costi variano a seconda della grandezza del diamante, si va da una pietra di un quarto di carato, 4 millimetri di diametro, del valore di 3mila 500 euro fino a 1 carato intero, 6,5 mm di diametro, per 15mila euro. Se ne parlerà anche domenica, nella trasmissione di RaiTre “Tatami”. Un modo per dare un calcio alla crisi che, come in ogni settore di mercato, arriva anche in quello delle onoranze funebri: «Negli ultimi tempi si sta diffondendo la cremazione - continua Cozzolino - ora con questa possibilità si viene a pagare all’incirca quanto un funerale tradizionale (in totale il servizio si aggira sui 6mila euro ndr) con la possibilità di non dover ricordare il defunto su una lapide in cimitero, ma di averlo con sé sottoforma di pietra preziosa».

Erica Bet

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